Il variegato e mutevole sapore-profumo del miele d'api ha una stretta attinenza, non solo lessicale, con l'apianum romano, il nostro Fiano, un vitigno di grande concentrazione zuccherina, che, tradizionalmente, veniva, in parte, prodotto nella tipologia dolce, vino da festa, rituale di nascite e nozze, di ritorni, di conquiste, vino che vola leggero come l'ape, sosta sul profumo di un fiore, ne acquisisce l'aroma inebriante, ma che č in grado di colpire, con la potenza, della sua struttura, direttamente al cuore dei nostri sensi. Anche il Fiano si costruiva, con l'aiuto dell'uomo, all'interno dell'Alberata Avellinese, un suo magico "alveare", aereo, che domina le leggere ondulazioni della terra, assumeva la naturale posizione del "re", con lo sguardo allungato a sorvegliare i sudditi. Come per la Regina delle Api, il miele migliore lo dava, e lo dona ancora, da adulto, quando puņ permettersi la vendemmia tardiva, quando puņ concentrarsi, solo, su dolci pensieri; da giovane, potente puņ esplodere nella brillantezza delle bollicine, ma da maturo quale morbidezza č capace di regalare! Questi stupendi alveari dell'uva si possono ammirare nella suggestione dei vigneti dell'agriturismo, con alcuni splendidi, quasi sopravvissuti, alberi secolari, giganti eterni, posti a reggere le code del manto del re, per poi scendere in una accogliente cantina di degustazione dove assaporare la ricchezza del favo dorato del Fiano.