Un logo inquietante, il lupo, scuro, agile, pronto a qualunque lotta, è immobile, piantato sulle sue zampe, il muso sollevato ad ululare alla luna, che non si vede, ma circonda della sua luce, della sua protezione, la fiera. L'origine del rapporto con il lupo sacro è antichissima per tutta la dorsale appenninica, tutte le sue genti, dai molti nomi e dalle molte storie, riconoscono il lupo come animale araldico; il dente di lupo decora le anse dei vasi, la sete del lupo è insita nell'intero universo greco-romano. Il lupo è il combattente del sud, in eterno, contrapposto al combattente del nord, l'orso, ma non è mai isolato, è un animale sociale, in una comunità in cui la femmina-madre ha competenze uguali al maschio ed è in grado di donare, con il suo latte, anche all'uomo l'arte della divinazione. Solo quando il giovane maschio sente di avere acquisito la qualità di adulto, dichiara la sua indipendenza dal branco e da solo, affronta la caccia, di notte, con l'unica guida della luna; il suo ululato è di ringraziamento per la luce che lo guiderà sulle prede, prima della ricerca e poi per la vittoria riportata che lo rende libero. I lupi ululano alla luna una sola volta, è saggio il loro silenzio, non vogliono essere molestati ne nuocere agli altri, sono i cani che, ogni notte, si lamentano con l'astro d'argento dei mali ottenuti in cambio della loro fedeltà all'uomo. Il lupo irpino-caudino non è simbolo di guerra ma di pace per le genti della campania.